Il 3 gennaio 2026 gli Stati Uniti hanno condotto un’azione militare su larga scala contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela. Il bombardamento di Caracas e di altre città, insieme al rapimento forzato del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, sono stati condannati con fermezza dalle più importanti organizzazioni internazionali a tutela dei diritti umani.
L’uso ingiustificato della forza armata sul territorio sovrano venezuelano costituisce una chiara e grave violazione dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, che nel paragrafo 4 vieta inequivocabilmente la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato. Il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali dipende dal costante impegno di tutti gli Stati membri a osservare tutte le disposizioni della Carta. Potrebbe, inoltre, costituire un crimine internazionale di aggressione attribuibile ai singoli leader politici e militari coinvolti.
Il numero delle vittime causate da queste azioni rimane indeterminato. Tali condotte sono state ulteriormente aggravate dalla precedente serie di misure coercitive unilaterali contro il Venezuela, tra cui un blocco navale e il sequestro armato di petroliere, nonché la presunta uccisione extragiudiziale di molti civili ritenuti legati al traffico di droga. Queste misure violano gli obblighi imposti dal diritto internazionale, incluso il diritto internazionale umanitario, e compromettono il diritto alla vita, che il diritto internazionale riconosce come non derogabile.
In base al diritto internazionale consuetudinario, i capi di Stato in carica godono dell’immunità dalla giurisdizione penale dei tribunali stranieri – ma non dalla giurisdizione della Corte penale internazionale – durante il loro mandato. Si tratta di un principio affermato dalla Corte internazionale di giustizia nella sua sentenza del 2002 relativa al mandato d’arresto ed è applicabile indipendentemente dal riconoscimento diplomatico o da considerazioni politiche.
Nel loro complesso, tali condotte si pongono in aperto contrasto con l’ordine giuridico internazionale e con il principio di legalità quale limite all’esercizio del potere. Qualora tollerate o lasciate prive di conseguenze, esse rischierebbero di consolidare una prassi di impunità nelle relazioni tra Stati, con effetti di grave indebolimento dell’assetto di governance globale fondato sulle regole.
È necessario monitorare con attenzione il rischio di un’ulteriore escalation delle violazioni dei diritti umani, che potrebbe risultare tanto da nuove operazioni degli Stati Uniti quanto dalla risposta delle autorità venezuelane agli attacchi.
Il rispetto del diritto internazionale è un imperativo per la sopravvivenza di un ordine internazionale democratico ed equo radicato nello Stato di diritto. Rispettare la volontà del popolo venezuelano rimane l’unico modo perché il Venezuela possa ripristinare la democrazia e risolvere l’attuale crisi. In questo momento critico, è essenziale, da un lato, che tutti gli attori rispettino pienamente i diritti umani e il diritto internazionale e, dall’altro, che tutti i prigionieri politici attualmente detenuti in Venezuela siano rilasciati incondizionatamente.
Il 12 gennaio 2026, Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto in Venezuela senza accuse, è stato liberato dopo 423 giorni di detenzione.
Francesca Braga
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