La Giornata internazionale dei diritti umani offre l’occasione per riflettere sui traguardi raggiunti e sulle sfide ancora aperte. Nel 2025, nonostante i titoli di cronaca siano stati spesso dominati da conflitti, guerre e gravi violazioni delle libertà, il mondo ha tuttavia assistito anche a importanti conquiste nel campo dei diritti umani.

Si sono compiuti passi importanti nel perseguimento dei responsabili delle gravi violazioni dei diritti umani a livello globale. A marzo, vi è stato un importante avanzamento atteso da anni verso l’accertamento delle responsabilità, in quanto la Corte Penale Internazionale (CPI) ha annunciato l’arresto e il trasferimento dell’ex presidente filippino Rodrigo Duterte, accusato di crimini contro l’umanità, ai sensi dell’art. 7(1)(a) dello Statuto di Roma, per gli omicidi commessi durante le sue campagne antidroga dal 2011 al 2019.

A luglio, la CPI ha emesso per la prima volta mandati d’arresto contro i leader talebani in Afghanistan, accusandoli di crimini contro l’umanità per la persecuzione sistematica di donne, bambine e persone LGBTIQ+. La CPI ha affermato che i talebani avevano preso di mira specificamente le ragazze e le donne a causa del loro genere, privandole dei diritti e delle libertà fondamentali.

Anche grandi imprese sono state chiamate a rispondere in merito alla protezione dei diritti ambientali. Nel Regno Unito, dopo un decennio di battaglie legali, la Corte Suprema di Londra ha stabilito che le comunità di Bille e Ogale in Nigeria potranno citare in giudizio nei tribunali inglesi la multinazionale petrolifera Shell per i danni causati dall’estrazione di petrolio nel Delta del fiume Niger.

Vi è di più, poiché nel 2025 un numero considerevole di persone imprigionate a causa del loro impegno civile ha ritrovato la libertà, a testimonianza dell’efficacia delle campagne per la giustizia. Negli Stati Uniti, Leonard Peltier – attivista nativo americano detenuto per quasi cinquant’anni in seguito a un processo controverso – ha ottenuto la commutazione dell’ergastolo in detenzione domiciliare, grazie anche alle pressioni esercitate alla fine dell’amministrazione Biden. In Turchia, Taner Kılıç, avvocato per i diritti dei rifugiati, è stato finalmente assolto dalle infondate accuse di terrorismo dopo otto anni di battaglie legali.

Inoltre, dal Camerun all’Arabia Saudita fino alla Sierra Leone, diversi attivisti, manifestanti e difensori dei diritti umani sono stati scarcerati dopo anni di detenzione ingiusta, tra cui la parrucchiera camerunese Dorgelesse Nguessan, imprigionata per una protesta pacifica, e vari prigionieri di coscienza sauditi incarcerati per aver espresso le proprie opinioni, tutti finalmente liberati grazie alla mobilitazione internazionale.

Sul piano legislativo e sociale, il 2025 ha portato cambiamenti significativi a favore dei diritti umani. In Algeria, ad esempio, le autorità hanno adottato per la prima volta misure concrete contro la violenza di genere, prevedendo pene detentive da uno a 20 anni per gli uomini che commettono violenze sulla propria moglie, fino alla pena dell’ergastolo in caso di uxoricidio. In Finlandia, un importante emendamento approvato dal Parlamento ha rafforzato il diritto all’autodeterminazione del popolo indigeno Sami, migliorando il funzionamento del loro Parlamento e ponendo rimedio a violazioni storiche dei loro diritti. Le autorità finlandesi avranno l’obbligo di consultare i Sami su tutte le questioni che li riguardano.

Si sono registrati progressi anche per i diritti delle donne. In Argentina, una sentenza ha sanzionato una compagnia privata per aver negato un aborto legale a una donna la cui vita era a rischio, riaffermando che la salute riproduttiva deve essere garantita come un diritto fondamentale. Allo stesso tempo, le comunità LGBTIQ+ hanno dato prova di resilienza. A giugno, nonostante leggi repressive, Budapest ha ospitato il più grande Pride degli ultimi trent’anni – con 200.000 persone a manifestare pacificamente per l’uguaglianza – dimostrando che la solidarietà può vincere sull’oppressione.

Tutte queste conquiste ottenute nel 2025 sottolineano come i diritti umani possano essere tutelati anche in tempi difficili. Ciascuna di queste vittorie – dalla lotta all’impunità alla liberazione di innocenti, fino alle riforme che ampliano le libertà e tutelano i diritti – rappresenta un passo verso un futuro più equo. Pur essendo consapevoli delle numerose sfide ancora da affrontare, rimane incrollabile la convinzione che l’azione collettiva e la perseveranza possano far prevalere la speranza sulla paura avendo come fine ultimo la tutela dei diritti umani.

Francesca Braga

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