Negli ultimi anni, il diritto internazionale ha registrato una significativa evoluzione nel proprio approccio alla tutela dell’ambiente. Alla consolidata impostazione antropocentrica, imperniata esclusivamente sull’utilità dell’ambiente per l’essere umano, si è nel tempo progressivamente affermata una visione ecocentrica, fondata sul riconoscimento del valore intrinseco della natura.

La trasformazione riflette l’urgenza imposta dalla crisi climatica, dalla perdita di biodiversità e dal progressivo esaurimento delle risorse naturali, richiedendo una rinnovata attenzione da parte della comunità internazionale in merito alla necessità di un intervento giuridico incisivo a salvaguardia dell’ecosistema globale.

In tale contesto si inserisce la crescente rilevanza attribuita al concetto di ecocidio, definito come una condotta suscettibile di arrecare danni gravi, diffusi o duraturi all’ambiente, con effetti potenzialmente letali per forme di vita umane e non umane.

Nel 2021, una Commissione indipendente di esperti ha elaborato una proposta di definizione giuridica del crimine di ecocidio, qualificandolo come “atti illeciti o arbitrari commessi con la consapevolezza che vi è una probabilità sostanziale di danni gravi e diffusi o a lungo termine all’ambiente causati da tali atti”. La finalità di tale iniziativa è l’inclusione dell’ecocidio tra i crimini elencati nello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (CPI), accanto a genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimini di aggressione.

A seguito di tali iniziative, il 9 settembre 2024, gli Stati insulari di Vanuatu, Fiji e Samoa hanno presentato una proposta formale alle Nazioni Unite per emendare lo Statuto di Roma al fine di includere l’ecocidio tra i crimini di competenza della CPI. La proposta sottolinea l’esigenza di un riconoscimento giuridico internazionale che consenta di perseguire penalmente i responsabili di gravi danni ambientali, tanto in tempi di guerra quanto in tempo di pace, superando le attuali lacune normative che limitano l’intervento penale internazionale ai soli conflitti armati.

In parallelo, diversi ordinamenti nazionali stanno adottando iniziative autonome: il Messico sta esaminando un progetto di legge per introdurre il reato di ecocidio nel proprio codice penale, con pene detentive fino a quindici anni di reclusione. In Europa, paesi come il Belgio, la Francia e l’Ucraina hanno recentemente introdotto il reato di ecocidio nei propri ordinamenti giuridici.

Nel febbraio 2024, il Parlamento Europeo ha adottato una nuova direttiva che prevede sanzioni penali per i reati ambientali più gravi, assimilabili all’ecocidio. La direttiva obbliga gli Stati membri a recepire queste disposizioni nei propri ordinamenti giuridici entro un termine di due anni.

Un importante sviluppo giurisprudenziale in materia di ambiente e diritti umani si è registrato il 9 aprile 2024, nel caso Verein KlimaSeniorinnen Schweiz and others c. Svizzera, quando la Corte europea dei diritti dell’uomo (CtEDU) ha emesso una sentenza storica nei confronti della Confederazione Elvetica, riconoscendo una violazione degli obblighi positivi dello Stato in materia di tutela dei diritti fondamentali dei cittadini rispetto agli effetti del cambiamento climatico. La decisione ha affermato, seppur in forma implicita, il diritto a vivere in un ambiente sano (ai sensi dell’art. 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo) quale componente essenziale dei diritti umani garantiti.

Inoltre, il 30 gennaio 2025, la CtEDU ha emesso una sentenza-pilota nel caso Cannavacciuolo e altri c. Italia sulla situazione di grave inquinamento ambientale che ha colpito il territorio compreso tra le province di Napoli e Caserta noto come “Terra dei Fuochi”. La CtEDU ha accertato una violazione, da parte dell’Italia, dell’articolo 2 della Convenzione e ha invitato le autorità italiane ad adottare misure idonee di riqualificazione ambientale nei territori coinvolti.

Questi sviluppi segnano una svolta nella costruzione di un quadro normativo e giurisprudenziale volto a rafforzare la protezione dell’ambiente e a garantire la responsabilità per le lesioni arrecate agli ecosistemi. L’introduzione del crimine di ecocidio nel diritto penale internazionale costituirebbe un importante passo in avanti nella promozione della giustizia ambientale globale, offrendo uno strumento giuridico efficace per prevenire e reprimere le forme più gravi di aggressione nei confronti del nostro pianeta.

Francesca Braga

Immagine Freepik